Tra le due guerre

All’inizio degli anni 20 viene presentata la RL, capolavoro di Giuseppe Merosi. Inoltre, nel 1923 Ugo Sivocci porta al debutto il simbolo del Quadrifoglio con la grande vittoria della Targa Florio. Dopo questi trionfi si apre l’epoca gloriosa di Vittorio Jano, della Gran Premio Tipo P2 e della vittoria del primo Campionato del Mondo, che porterà all’interno del marchio la famosa corona d’alloro.

Alfa Romeo attraversa un periodo di grande popolarità, con modelli iconici di prestigio internazionale e un successo sportivo che sembra inarrestabile. A questo si aggiunge anche la produzione di nuovi motori aeronautici e veicoli industriali.
Tuttavia la situazione economica, minata dalla crisi globale, è ancora una volta molto difficile.
L’immagine è quella di un’azienda solida, “costruttrice delle migliori auto italiane”, vista con ammirazione anche da Henry Ford. Ma la realtà è molto diversa. Nel 1933, oberata dai debiti, Alfa Romeo viene acquistata dall’Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI) e viene nominato un nuovo Direttore Generale, Ugo Gobbato.

Gobbato gode di un grande sostegno da parte del governo. Riesce a trasformare Alfa in una grande industria organizzata ed efficiente, capace di produrre automobili, motori avio e mezzi pesanti.
Nel 1935 l’azienda viene militarizzata e nel 1939 viene posata la prima pietra del nuovo stabilimento di Pomigliano d’Arco, vicino a Napoli, dedicato alla produzione aeronautica.
Tutta l’area corse viene affidata alla Scuderia Ferrari ed è in questo momento che nascono automobili leggendarie: 6C 2300, 6c 2500, 8C 2300 e 8C 2900 B.
A questo periodo d’oro seguono gli anni della Guerra, dei decentramenti, delle distruzioni.
Ma sono gli stessi anni decisivi in cui si pianifica il futuro di Alfa nel dopoguerra.


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