Scuderia Ferrari

15/11/2018 19:00

​Enzo Ferrari, pilota Alfa Romeo e concessionario (poi agente esclusivo) del Marchio per Emilia Romagna e Marche, il 16 Novembre 1929 fonda, con capitali propri e di investitori privati, la Società Anonima Scuderia Ferrari.

Lo scopo è quello di partecipare alle corse con piloti esperti e vetture Alfa Romeo, promuovendo in tal modo, le competizioni, un servizio di consulenti esperti per l'esterno, ma anche il settore vendite. A questa attività si aggiungevano le corse motociclistiche con le marche Rudge e Norton (1932-1934), nonché vendita e assistenza di vetture Ford e trattori Fordson. Il debutto in gara – conclusosi con una serie di ritiri – sarà alla Mille Miglia del 1930, gara dominata dalla squadra ufficiale del Biscione.

L'accordo con Alfa Romeo

La svolta, per la Scuderia Ferrari, avviene nel 1933: l'Alfa Romeo è passata sotto il controllo statale attraverso l'IRI, in seguito ad una profonda crisi economica che ha coinvolto tutto il panorama automobilistico. Direttore Generale è diventato Ugo Gobbato e al Portello si sta avviando una profonda riorganizzazione industriale che porterà alla fabbricazione di motori avio, mezzi pesanti e alla successiva militarizzazione dell'azienda nel 1935.

In questo contesto le corse sono "motivo di distrazione" dell'ufficio tecnico e del personale e l'Alfa Romeo decide di delegare alla Scuderia Ferrari la gestione delle competizioni: Ferrari viene nominato consulente per l'attività sportiva e commerciale. A Modena la scuderia gode di notevole autonomia e a quella che inizialmente doveva essere solo assistenza, si aggiungono presto attività di sviluppo e sperimentazione delle vetture, anche in vista della nuova formula 1934.

E' datata 1934 una bozza di accordo fra Alfa Romeo e Scuderia Ferrari: la Casa si impegna a costruire un certo numero di vetture da corsa e la Scuderia a partecipare a tutte le corse che verranno stabilite. L'accordo viene rinnovato anche per il 1936, con un ulteriore aumento di autonomia per quella che ormai è da considerarsi un vero reparto corse dell'Alfa Romeo.

La crisi

Nonostante il regime fascista prema per l'intensificazione dell'attività sportiva, riconosciuta come forma di propaganda, il governo non supporta finanziariamente l'Alfa Romeo e la progettazione di vetture da competizione ne risente, con ovvie conseguenze sui risultati in gara. Il confronto con le marche tedesche, appoggiate dal governo nazista, relega il Biscione ad un ruolo di secondo piano nei Gran Premi.

Nel 1937 l'accordo con la Scuderia Ferrari viene quindi modificato, stringendo il legame fra la struttura e la casa madre, che ora devono gestire l'attività sportiva in compartecipazione. Ferrari – pur mantenendo una notevole autonomia decisionale – deve riferire e dipendere direttamente dalla Direzione Generale. Ma anche in questo caso i risultati tardano a giungere.

La fine di un'epoca

L'autonomia della Scuderia Ferrari rappresenta ormai un problema per la Direzione Alfa Romeo: non vi è un controllo diretto dell'attività sportiva e la distanza fra Milano e Modena rende inefficiente tanto la gestione delle corse quanto lo sviluppo delle vetture. In una seduta del Consiglio d'Amministrazione del 30 Dicembre 1937, Ugo Gobbato annuncia quindi l'acquisto dell'80% delle azioni della Scuderia.

La società viene sciolta e le attrezzature - con gli uomini – vengono trasferite in una nuova costruzione, al Portello, con il nome Alfa Corse. Ferrari ottiene la consulenza direttiva della Sezione, alle dirette dipendenze della Direzione Generale.

La perdita dell'autonomia decisionale, i pessimi rapporti con Wifredo Ricart, geniale ingegnere spagnolo da poco giunto a capo della progettazione, spingono Ferrari ad abbandonare l'Alfa Romeo nel 1939. Poco dopo anche l'Alfa Corse sarebbe stata smembrata e l'attività sportiva ceduta al reparto Sperimentale.

Con i proventi della liquidazione della Scuderia, Enzo Ferrari torna a Modena e fonda una nuova società: la Auto Avio Costruzioni. Un accordo con l'Alfa Romeo proibisce infatti al modenese di rifondare la Scuderia per almeno quattro anni: la "nuova" Ferrari nascerà solo nel 1947.


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